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Golrokh Arvin

1992, Teheran, Iraq

Visione fantastica, 2024

Fondazione Made in Cloister

La ricerca di Arvin Golrokh nelle arti visive si concentra sull'elaborazione delle tecniche tradizionali, in particolare pittura e disegno. Utilizza il linguaggio della figurazione studiando come forme conosciute all'occhio umano interagiscono con forme astratte per creare immagini imprevedibili, difficili da riconoscere a prima vista.
“Per me la creazione non deve servire come rifugio o via di fuga, deve abbracciare la noia per essere la manifestazione della realtà̀, per essere fastidiosa nella forma quando il contesto è fastidioso. “
L’artista parte dalla critica della società̀ e dal confronto tra presente e passato per evidenziare aspetti che caratterizzano la classe borghese: la solitudine, la competitività̀, il paradosso mancanza di comunicazione, standardizzazione. La messa in crisi dell'umanità̀ trova riscontro nell'astrazione dei paesaggi, nel vuoto e nel silenzio assordante delle masse e dell'individuo. Un senso di autodistruzione presente nella forza esplosiva del colore e una sensazione di spaesa- mento nella perdita di riferimenti spaziali la cui liquidità sfugge ad ogni ancoraggio razionale.

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