Edit Cult

Piet Hein Ekk: il recupero dei materiali e l'artigianalità per un design sostenibile

Vi aspettiamo a partire da venerdì 7 ottobre con un nuovo progetto in collaborazione con EDIT Napoli 2022, la fiera di design editoriale che per il quarto anno di fila prende vita nel chiostro di San Domenico Maggiore.
La collaborazione con EDIT nasce l’anno scorso, per la terza edizione, con il progetto Shades of Napoli organizzato con House of Today e che consisteva nella residenza e produzione della designer Stephanie Moussallem di quattro lampade monotipo realizzate da numerose maestranze artigianali napoletane come corallo, vetro piombato e tornitura.
Questa volta l’intero spazio del chiostro cinquecentesco sarà trasformato per dare luogo ad uno dei Cult della fiera.
L’esposizione si svilupperà come una retrospettiva sul designer olandese Piet HEIN Eek e sulla sua fucina di giovani designer, che condividono molto con la fondazione: dalla fusione tra contemporaneo e tradizionale alla scelta di un “headquarter” un quartiere riconvertito.
Piet HEIN Eek è nato in Olanda nel 1967. Mentre si laureava all’accademia di Industrial Design di Eindhoven (che oggi vanta il riconoscimento di migliore accademia di design del mondo) ha immediatamente guadagnato attenzione con il suo progetto “Scrap Wood Cupboards”. Vendendo l’intera collezione ha aperto il suo studio di design nel 1992. L’anno successivo ha iniziato una partnership con il suo amico designer Nob Ruijrok, fondando Eek en Ruijgrok v.o.f. Oggi continua il loro lavoro in uno spazio poli-funzionale di 10.000 metri quadrati a Eindhoven che include un ristorante, una galleria, uno showroom e uno studio. Lo spazio si trova in una zona chiamata Strijp-S, un’area in piena riconversione un tempo definita forbidden zone perché vi potevano accedere solo gli operai della Philips. Ora è un quartiere molto attivo, pieno di studi di progettazione, residenze, uffici, roof-garden, associazioni e fulcro della settimana del design.
Piet HEIN Eek ha focalizzato la sua ricerca intorno a materiali vecchi, salvando pezzi di scarto di legno e lavorando fuori dal circuito della produzione di massa. Il suo lavoro, immediatamente riconoscibile, tiene conto della tensione fra moderno e tradizione, scarto e sostenibilità. I suoi lavori sono venduti in numerose gallerie in tutto il mondo e sono stati esposti in spazi come il MoMA di New York, la Milan Furniture Fair e il Cibone di Tokyo.

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